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Leppa in damasco del bandito Corbeddu

Leppa in damasco del bandito Corbeddu

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LEPPA DEL BANDITO CORBEDDU

LAMA IN DAMASCO ED ELEGANTE E PREGIATO FODERO IN PELLE

Il coltello era stato costruito con la sciabola rubata a un ufficiale dei carabinieri ucciso dal latitante alla fine dell’800

L'ULTIMA FOTO RAFFIGURA LA LEPPA ORIGINALE CUSTODITA NEL MUSEO STORICO DEI CARABINIERI A ROMA,NEI PRESSI DEL VATICANO

Replica Leppa Bandito Corbeddu

Leppa in Damasco Spada sarda Fatta artigianalmente La "leppa" è il classico coltello sardo, la parola proviene dal greco lepis, lépos che significa 'lamina di metallo. Se notate un bronzetto sardo aveva sa leppa Esistono tantissime varietà di leppas, a seconda della zona geografica di produzione e della struttura morfologica del coltello stesso.La vera leppa è un grande coltello a lama fissa.Si compone di tre parti essenziali :La lama, in acciaio temperato, al carbonio e inossidabile.Il manico, in corno di bufalo, capra, montone, legno, corno di muflone .La leppa è un oggetto di lavoro, ma è anche un arma, non può essere regalata a chicchessia, secondo il codice sardo, non scritto.la leppa si può regalare solo ad un parente stretto, ad un amico fraterno, al fidanzato. Fra Tutti i coltelli prodotti in Sardegna Sa Leppa è il manufatto esclusivo e peculiare dell'artigianato popolare. Infatti non ha riscontro per forma e dimensioni in altra parte d'Italia,mentre coltelli molto simili sono tutt'ora in uso in alcune popolazioni del Nord Africa e del Medio Oriente.Le popolazioni Berbere e Arabe,ad esempio,non solo forgiano una lama molto simile a quella della nostra leppa, ma addirittura usano portarla nella cintola come i Sardi.La Leppa è una sorta di sciabola la cui lama varia in lunghezza da 20 a 78 cm,leggermente ricurva nella parte terminale; è larga cm 2,5 -3 cm e ha uno spessore nel dorso di circa 4-5 mm. Spesso è incisa con elementi floreali, e nel caso degli esemplari più preziosi anche geminate La lama è stata ricavata da una barra di damasco al carbonio ( lunga cm 70 larga cm 5 spessore mm

Leppa bandito Corbeddu Sardegna Oliena Nuoro La leppa del famoso bandito Giovanni Battista Salis detto "Corbeddu", detto anche "re della macchia", di Oliena (Nuoro). Sulla lama c'è inciso: Viva il re di Sardegna. Rubò il coltello durante l'assalto alla diligenza del maggiore dei carabinieri Spada, nel viaggio tra Nuoro e Macomer. Corbeddu fu ucciso nel 1898 dopo 19 anni di latitanza dal carabienere Aventino Moretti. Nato nel 1844 a Oliena (Nuoro) e ucciso nel 1898 dopo 19 anni di latitanza dal carabienere Aventino Moretti, in località Riu Monte (territorio di Orgosolo). Corbeddu era anche conosciuto come il "re della macchia" per il suo grande ascendente nei confronti degli altri banditi del nuorese. Il coltello era stato costruito con la sciabola rubata a un ufficiale dei carabinieri ucciso dal latitante alla fine dell’800 La leppa sanguinaria del bandito Giovanni Corbeddu Salis MUSEO Tra i reperti più interessanti, ad Arresojas 2004, c’è sicuramente la leppa del bandito Giovanni Corbeddu Salis (1844-1898), terrore delle campagne isolane di fine ’800, ucciso dopo 19 anni di latitanza in un conflitto a fuoco coi carabinieri. L’arma è custodita nel Museo storico dei carabinieri di Roma, nei pressi del Vaticano, attualmente chiuso al pubblico perché in «fase di ristrutturazione», racconta il tenente Annalisa Besso, colei che «accompagnerà » il coltello a Guspini nei giorni della mostra. La leppa di Corbeddu è lunga ben 68 centimetri (56 di lama), ed è stata fabbricata dallo stesso bandito usando la sciabola del maggiore Spada, un ufficiale dei carabinieri da lui ucciso in una delle tante scorribande. Questo spiega perché sulla lama del coltello sia incisa una scritta a prima vista inspiegabile, che recita un trionfalistico «Viva il Re di Sardegna». A Spada, comandante della divisione di Sassari, Corbeddu aveva sottratto anche il fucile, poi riadattato a canne mozze, che è un altro dei cimeli del museo romano. IL MUSEO. Non c’è solo la leppa in mostra a Guspini, sono molti i ricordi del banditismo sardo custoditi in queste bacheche. C’è il cappello di lana di pastore dello stesso Corbeddu, blu scuro, ruvidissimo e ben conservato, e un’altra leppa (o daga) di foggia più tradizionale, con tanto di manico d’osso tipico sardo

CHI ERA IL BANDITO CORBEDDU SECONDO ALTRE TESTIMONIANZE

Il bandito Giovanni Corbeddu Salis, nato ad Oliena nel 1844 e ucciso nel 1898 per mano dei carabinieri dopo una latitanza di ben diciotto anni, nel ricordo di un vecchio pastore, F.S., di Orgosolo: «Ziu Corveddu si era dato alla macchia dopo l'ingiusta imputazione del furto di un bue. Durante la latitanza gli veniva addebitata buona parte dei delitti che si verificavano nella zona. La mia famiglia era molto amica di ziu Corveddu; ricordo che, io ero allora ancora ragazzetto, veniva spesso al nostro ovile con altri banditi per trascorrervi la notte. Era uomo di valore, non mancava mai alla parola data e raccomandava sempre ai suoi compagni di non infierire mai su alcuno prima di averne accertato la colpevolezza; una volta infatti assalì con duri rimproveri i banditi P. ed M. per aver ammazzato un compaesano innocente che altri aveva avuto interesse ad accusare per farlo fuori. Egli era solito ammonirli con il detto «Su re tenede su lepore a harru» (il re prende la lepre col carro a buoi) a significare che era sempre il re, ossia il potere costituito, ad avere partita vinta dati i mezzi di cui disponeva se messi in opera. Era anche devoto e la sera, prima di prendere sonno, apriva un libricino e leggeva le preghiere ai compagni. Non rubava e morì povero. Fu merito suo se i due commercianti francesi, sequestrati dai banditi, furono rimessi in libertà. Infatti, dopo le infruttuose ricerche delle forze dell'ordine, il sottoprefetto gli aveva dato incarico di intervenire con la sua «autorevolezza» presso i responsabili col preciso scopo di ottenerne la liberazione. Come compenso gli fu offerta una grossa somma in denaro che egli «da uomo» sdegnosamente rifiutò. In tale circostanza però usufruì di un salvacondotto di dieci giorni, «cessu e recessu», per cui, il bandito più temuto e rispettato del circondario, poteva liberamente circolare nel paese fra il comprensibile stupore e la curiosità dei compaesani e dei carabinieri». Dalla rievocazione del vecchio balza evidente la figura romantica del bandito-eroe, fedelissimo alla parola data e a tutto il codice consuetudinario della comunità barbaricina.

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DETTAGLIO PREZZO

Base imponibile euro 371,9

Iva con aliquota al 21% euro 78,1

Totale euro 450,00

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Autore: PIER GIACOMO SADDI

Tipologia: DAGHE

Dimensione: cm 56 x cm 68 totale

Disponibilità: non disponibile

Prezzo: € 450,00

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